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  Inserito in data: 29/09/2014 16:01:44  
   
Menopausa, le banane proteggono dall'ictus
 
Secondo uno studio dell’Albert Einstein Collage of Medicine di New York, il consumo frequente di questo frutto nelle donne over 50 diminuirebbe la percentuale di rischio di ictus addirittura del 27%

NEW YORK - La frutta, si sa, è un toccasana per il cuore. Ma ora sappiamo che le banane, in particolare, hanno un importante effetto sulle donne in menopausa. Secondo uno studio condotto dall’Albert Einstein Collage of Medicine di New York, il consumo frequente di questo frutto nelle donne over 50 diminuirebbe la percentuale di rischio di ictus addirittura del 27%. Le banane non soltanto sono ricche di potassio, e rappresentano dunque un valido alleato contro ischemie e ictus, ma sono anche in grado di stimolare le difese immunitarie.

LO STUDIO - I ricercatori hanno seguito più di 90mila donne in menopausa tra i 50 e i 79 anni per un periodo di undici anni, osservando come il consumo di banane prevenga dall'ictus. L'assunzione media all'inizio dello studio era di 2,611 milligrammi al giorno, anche se l'Organizzazione mondiale della sanità suggerisce per le donne una dose giornaliera di 3,510 mg. Ma solo il 16,6% di chi ha partecipato alla ricerca raggiungeva o superava questa indicazione. Una banana di medie dimensioni contiene circa 430 mg di potassio.

I RISULTATI - I risultati dello studio, che ha valutato i valori di potassio nel sangue delle partecipanti e ha verificato che il minerale fosse assunto solo con cibi freschi e non con integratori, hanno dimostrato che un consumo costante di banane può abbattere il rischio di ictus fino al 27% e del 10% la possibilità di decessi improvvisi.

L'attività fisica aiuta il ritmo del cuore dopo la menopausa
Un'attività fisica maggiore nelle donne in post-menopausa è associata a una riduzione dell'incidenza di fibrillazione atriale, una condizione nella quale il cuore batte in modo irregolare e veloce. Ne ha parlato uno studio di un gruppo di ricercatori statunitensi pubblicato sulla rivista Journal of the american heart association, effettuato su donne in post-menopausa nell'ambito della Women's health initiative (Iniziativa sulla salute delle donne).

Precedenti studi avevano suggerito che un esercizio fisico importante potrebbe aumentare il rischio di fibrillazione atriale; questo lavoro ha studiato gli effetti dell'esercizio fisico di diversa intensità. Sono state considerate oltre 80.000 donne in post-menopausa, di età compresa tra 50 e 79 anni, alle quali è stato chiesto di descrivere la propria attività fisica, se camminavano fuori almeno 10 minuti ogni giorno e quanto spesso praticavano esercizi fisici di intensità tale da farle sudare. Si trattava di uno studio osservazionale, nel quale possono essere identificate associazioni ma non possono essere provati legami di cause-effetto.

Dopo 11 anni, è stato visto che le donne più attive (con una attività paragonabile a 30 minuti di cammino di buon passo sei giorni la settimana o un'ora di bicicletta a passo lento due volte la settimana), avevano una riduzione del 10% del rischio di fibrillazione atriale rispetto a quelle che non camminavano fuori per 10 minuti almeno una volta a settimana; le donne con un'attività fisica moderata (paragonabile a una camminata di buon passo per mezz'ora due volte la settimana) avevano una riduzione del 6% e quelle con un'attività fisica molto intensa (paragonabile a correre due ore la settimana) del 9%.

E anche se l'obesità è legata a un aumento del rischio di fibrillazione atriale, è stato visto un effetto positivo nelle donne obese, che se attive avevano un rischio ridotto rispetto a quelle che praticavano poco o nessun esercizio. Conclude Marco Perez, della Stanford University School of Medicine in California, a capo dello studio: «(..) le partecipanti che erano di peso normale e fisicamente attive avevano un rischio di incidenza di fibrillazione atriale significativamente più basso, a confronto con quelle che erano obese o sedentarie e l'attività fisica è risultata particolarmente importante nel mitigare il rischio di fibrillazione atriale nelle donne obese. In conclusione, aumentare i livelli di attività fisica può proteggere dalla fibrillazione atriale le donne più anziane e gli effetti influenzano anche l'associazione tra obesità e rischio di sviluppare questo disturbo del ritmo cardiaco».

 
 
 
 
 
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